Halogens in ice core as potential proxies for past sea ice reconstructions

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dc.contributor.advisor Barbante, Carlo it_IT
dc.contributor.author Scoto, Federico <1991> it_IT
dc.date.accessioned 2019-12-05 it_IT
dc.date.accessioned 2020-10-14T07:10:50Z
dc.date.available 2020-10-14T07:10:50Z
dc.date.issued 2020-03-02 it_IT
dc.identifier.uri http://hdl.handle.net/10579/17845
dc.description.abstract Da circa cinquanta anni, il ghiaccio marino in Artico sta diminuendo, sia in estensione che in volume, ad un tasso di gran lunga più veloce rispetto a quanto previsto dai modelli numerici. Sebbene a partire dai primi anni ’70 (ovvero la cosiddetta “era satellitare”), siano state acquisite numerosissime informazioni sul suo stato, vi è ancora una mancanza di conoscenza circa la sua evoluzione prima dell’avvento delle misurazioni strumentali. Per colmare questa lacuna, vengono comunemente utilizzati paleo-registri come sedimenti marini e carote di ghiaccio. In particolare, alcuni studi hanno identificato il bromo contenuto all’interno di carote di ghiaccio come un potenziale indicatore di condizioni di ghiaccio di neoformazione (o di 1° anno). Durante la primavera polare, infatti, a causa di reazioni fotolitiche che avvengono in prossimità della superficie del ghiaccio marino stagionale, vi è un efficiente riciclo di bromo inorganico che ne determina un aumento delle sue concentrazioni in fase gassosa rispetto a quella misurata al di sopra della superficie dell'oceano, del ghiaccio marino pluriennale o del suolo artico. Questo processo, noto come "esplosione del bromo", viene rilevato anche dai satelliti oltre che da misure in loco, iniziando i primi di marzo protraendosi fino a fine maggio. Dopo l'emissione, il plume arricchito in bromo viene preso in carico dalle circolazioni cicloniche presenti nella bassa troposfera polare fino a quando, raggiunta la terraferma, precipita sotto forma di neve che sarà, anch’essa, arricchita in bromo rispetto al rapporto Br/Na dell'acqua di mare. Utilizzando l’arricchimento di bromo proveniente da diverse carote di ghiaccio artiche, questa tesi è stata ideata seguendo una duplice prospettiva. Da un lato, mira a validare e calibrare il tracciante proposto con immagini satellitari del ghiaccio marino artico per il periodo 1984-2016. Dall’altro, una volta validato il tracciante, si vuole applicare l’informazione rinvenuta ad un caso di studio paleoclimatico che si pone come obiettivo quello di valutare la risposta del ghiaccio marino alle brusche instabilità climatiche dell'ultimo periodo glaciale (gli eventi D-O). it_IT
dc.language.iso en it_IT
dc.publisher Università Ca' Foscari Venezia it_IT
dc.rights © Federico Scoto, 2020 it_IT
dc.title Halogens in ice core as potential proxies for past sea ice reconstructions it_IT
dc.title.alternative it_IT
dc.type Doctoral Thesis it_IT
dc.degree.name Scienza e gestione dei cambiamenti climatici it_IT
dc.degree.level Dottorato di ricerca it_IT
dc.degree.grantor Dipartimento di Economia it_IT
dc.description.academicyear Dottorato - Ciclo32° - Appello 17-01-20 it_IT
dc.description.cycle 32
dc.degree.coordinator Carraro, Carlo it_IT
dc.location.shelfmark D002062
dc.location Venezia, Archivio Università Ca' Foscari, Tesi Dottorato it_IT
dc.rights.accessrights openAccess it_IT
dc.thesis.matricno 956300 it_IT
dc.format.pagenumber 85 p. : ill.
dc.subject.miur CHIM/01 CHIMICA ANALITICA it_IT
dc.description.note it_IT
dc.degree.discipline it_IT
dc.contributor.co-advisor Spolaor, Andrea it_IT
dc.provenance.upload Federico Scoto (956300@stud.unive.it), 2019-12-05 it_IT
dc.provenance.plagiarycheck Carlo Barbante (barbante@unive.it), 2020-01-17 it_IT


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